A Capodimonte le geometrie di Picasso

di Gaetano D’0onofrio 2ª C1

Tra le iniziative svoltesi nell’ambito dell’attività scolastica di quest’anno è stata molto interessante la visita alla mostra di Picasso presso il museo nazionale di Capodimonte di Napoli. Il clima particolarmente piacevole di una giornata pre-estiva forse si prestava di più per una gita al mare ma l’impatto con lo scenario incantevole del bosco di Capodimonte, meravigliosa oasi magicamente incastonata nel caos assordante di Napoli, mi ha piacevolmente sorpreso e coinvolto nella curiosità di scoprire una realtà molto diversa dalla vita quotidiana. La cosa che mi ha sorpreso di più è stato il contrasto tra le armoniose forme dell’antico palazzo con le dirompenti geometrie della pittura di Picasso. Non sono io un esperto di arte, tanto più di quella contemporanea, che non sempre è di facile interpretazione, ma le opere d’arte che abbiamo visto mi incutevano un misto di soggezione e di ammirazione. Il primo incontro è stato con “l’uomo con la pipa”, una figura enigmatica che racchiudeva in se tutte le forme espressive dell’arte cubista del celebre maestro spagnolo. Due opere che ho trovato veramente molto belle sono state “l’acrobata” e “il musicista”, entrambi provenienti dal Musèe Picasso di Parigi. I colori e le forme mi proiettavano nelle metropoli degli anni trenta. Non so specificare se Parigi, Madrid o Roma, ma certamente un ambiente mediterraneo accogliente ed aperto, meno rigido delle culture del Nord Europa. Questo pensiero mi è venuto anche in riferimento a quanto ho visto nel recente viaggio in Inghilterra. Il culmine della visita è stato l’incontro con “Sipario del balletto Parade” un vero monumento pittorico che mi ha letteralmente sbalordito per la grandezza e per la coinvolgente espressività dei personaggi raffigurati: Jean Cocteau, Erik Satie, Leonide Massine, Serge Diaghilev e lo stesso Picasso. Lo scenario sembrava quello di una favola o quasi il ricordo di un sogno. Facevano però stridente contrasto i fastosi lampadari del Salone delle Feste di Capodimonte. Il clima piacevole, quasi estivo, e l’aria goliardica di una giornata lontana dai banchi di scuola ogni tanto creavano qualche distrazione, ma la curiosità, l’emozione e quasi il timore che incutevano delle opere così belle e maestose, hanno reso la visita particolarmente interessante. Sicuramente non ho avuto la concentrazione e il rapimento che aveva Stendhal di fronte ad un opera d’arte ma anche quando qualche volta mi sono lasciato andare a qualche distrazione con gli amici, credo che il bilancio è stato molto positivo. Mi verrebbe di definire Capodimonte come un santuario del bello. Ovunque vi era qualcosa da scoprire, un oggetto che ti incantava e ti parlava, svelando storie antiche e sempre interessanti: porcellane raffinatissime, calchi di statue, monete, bozzetti di quadri. Le stanze della reggia sorprendevano per gli ambienti ricchissimi e armoniosi. Unica nota dolente di una giornata che poteva essere veramente meravigliosa é stato il pranzo in pizzeria, un luogo che definirei “diversamente indimenticabile”. Se Napoli è la patria della pizza, stranamente quella che ci ha samato è di un altro continente e credo che non meriti dire altro. Nel primo pomeriggio ci siamo intrattenuti nel verde di Capodimonte, pregustando con gli amici l’aria delle vacanze. Siamo tornati a Telese un po’ stanchi, pensando alle vacanze e quasi con una punta di nostalgia per i banchi di scuola che, anche se a volte temuti, sicuramente alla fine almeno un po’ ci mancheranno.