Almeria e Telese, cronaca di uno scambio culturale

di Antonella Maturo e Nello Musco – 3ªL1 Liceo Linguistico – 

«L’Andalusia è una terra di emozioni, di suoni e di colori» e noi a settembre eravamo lì, con i nostri ospiti spagnoli, gli studenti e le loro famiglie, a gustare i piatti speziati della tradizione araba, a camminare lungo la via de los reyes catolicos, all’ombra dei palazzi di Granada, ad ammirare le sale maestose dell’Alhambra, a perderci nella bellezza intatta del Parco Naturale Cabo de Gata e lungo le spiagge di origine vulcaniche. Ad Almeria abbiamo condiviso con i nostri amici spagnoli la vita quotidiana e lo splendore medievale dell’Alcazaba, immedesimandoci così tanto nelle atmosfere arabo-ispaniche di questo lembo d’Europa che il nostro ritorno in Italia è stato triste, nonostante la promessa che, ad aprile, gli studenti che ci avevano ospitato ci avrebbero raggiunto a Telese.
In questi giorni, nell’attesa dell’arrivo dei nostri amici spagnoli previsto per l’11 aprile, guardiamo con occhi nuovi la nostra terra, la nostra scuola, le nostre case, nella speranza di coglierne aspetti sconosciuti che potranno interessare i nostri amici, suscitare in loro stupore e affetto, voglia di condivisioni durature e di legami forti. Ma ciò che ci accomuna è una lunga storia culturale condivisa, visibilmente ostentata dalla nostra terra, che della lunga dominazione spagnola conserva tutti i segni.
«La Campania è una terra di emozioni, colori e suoni, che nei secoli l’hanno accompagnata», così da renderla, da sempre, oggetto di desiderio per i popoli del mare, per le genti che hanno gettato le ancore sulle nostre spiagge accoglienti, maturando il sogno di un possesso duraturo e fecondo. Così fu anche per Alfonso di Trastamara, fortunato erede di Giovanna II d’Angio, che, nel 1441, unì le insegne degli Aragonesi e dei d’Angiò di Napoli deciso a trasmetterle per sempre ai propri eredi. Così fu anche per Ferdinando II d’Aragona, che, tradendo il cugino Federico I di Napoli, mediante un accordo con i Francesi, annetté il Regno di Napoli all’Aragona e alla Castiglia. In questo modo ebbe inizio per Napoli la lunga epoca dei Viceré inviati da Madrid, durante la quale il contatto con la cultura spagnola fu costante e duraturo; lingua parlata e scritta ne risultarono profondamente influenzati: infatti, ancora oggi, il dialetto napoletano è ricco di ispanismi. Com’era accaduto nelle precedenti conquiste e colonizzazioni, Napoli e i paesi limitrofi si arricchirono di testimonianze, divenendo un museo a cielo aperto delle complesse relazioni ispano-campane.
Da queste considerazioni è scaturito l’itinerario che condivideremo, insieme alla Dirigente Scolastica, la professoressa Angela Maria Pelosi, con gli studenti spagnoli: Telese, il Parco del Grassano, i centri storici di Benevento, Cerreto Sannita, Cusano Mutri, Sant’Agata de’ Goti. Il 13 aprile visiteremo gli scavi archeologici di Pompei e Napoli, in particolare la Reggia di Piazza Plebiscito, voluta nel 1600 dal viceré spagnolo Fernando Ruiz de Castro. Il 14 aprile visiteremo La Reggia di Caserta e l’Acquedotto Vanvitelli. Non sarà difficile ai nostri amici spagnoli rinvenire le atmosfere, i colori, i sapori forti della loro terra d’origine e, nello stesso tempo, cogliere l’essenza della nostra Campania, dolce e antica come la crema delle sfogliatelle, agile come la tarantella, gialla e azzurra come i suoi liquori e il mare che ne bagna le coste, scura e intensa come il suo caffè e la terra vesuviana. L’essenza autentica della nostra cultura consiste proprio nel suo essere mai solo di maniera, mai stereotipata, sempre giovane, viva e magicamente aperta al mondo.