L’Antichità che resta: lezione sul campo in una delle più antiche colonie greche d’Italia

di Rosangela Biondi 3ªC2 – 

Paestum: un’antichissima città, fondata da coloni greci provenienti da Sibari intorno al 600 a.C., col nome di Poseidonia. Il 20 aprile, noi alunni delle classi 1ªC2 e 3ªC2 abbiamo visitato la splendida colonia sul litorale tirrenico, in provincia di Salerno, e, in particolare, il suo Parco archeologico e il Museo archeologico nazionale.
Abbiamo dapprima conosciuto la storia della colonia: dopo il periodo greco, la città di Poseidonia passò sotto il controllo dei lucani, che la denominarono Paistom. A partire dal 273 a.C., poi, i romani vi si insediarono e la resero una colonia latina, che chiamarono Paestum.
Il Parco archeologico comprende numerosi edifici e monumenti, tra i quali l’imponente heraion –ovvero il tempio dedicato ad Era, chiamato anche Basilica, in stile dorico e risalente circa al 550 a.C.

Altro importante tempio è quello di Atena, o di Cerere, successivo a quello di Era, che sorge nella parte più alta della città. Il tempio dedicato alla divinità della sapienza, delle arti e della guerra presenta una struttura più semplice rispetto a quello in onore della sposa di Zeus; esso è tuttavia più particolare, a causa del frontone alto, decorato in stile dorico, e alla presenza di basi e capitelli, appartenenti a colonne non conservatesi, di stile ionico nell’ambiente antistante la cella, il pronao.

Ultimo, ma non meno importante, il tempio di Poseidone, la divinità da cui la città prende il nome originario. Anch’esso di stile dorico, si compone di tre ambienti: pronao, naos e opistodomo, totalmente. Ed è stato proprio in questo ambiente che abbiamo camminato, circondati dalle imponenti colonne e immersi nella suggestiva atmosfera.

In seguito, abbiamo visitato il Museo archeologico nazionale di Paestum, il quale, fondato nel 1952, è stato eretto nei pressi della città antica. Esso accoglie reperti datati dal VII secolo a.C. al VII secolo d.C. Tra i pezzi più importanti spiccano le sculture del Tesoro del santuario di Era: decorazioni architettoniche e scultoree provenienti dagli scavi dell’Heraion, oltre che frammenti di terrecotte, vasi, oggetti in metallo e in osso che i fedeli offrivano al santuario. I pezzi più di valore conservati nel museo sono, però, le lastre dipinte della cosiddetta Tomba del Tuffatore, unico esempio di pittura di età greca della Magna Grecia. Si tratta di una sepoltura composta di grandi lastre, chiusa da una copertura piana, con affreschi sulle pareti interne. Sulla lastra di copertura è dipinto un uomo che si tuffa in acqua: il tuffo simboleggia il passaggio dalla vita alla morte.

Un’ulteriore tappa del nostro percorso ci ha portati nella città di Parmenide, Velia, sede della scuola filosofica degli eleati. La scuola fondata dal filosofo influenzò le successive correnti filosofiche e, soprattutto, la scuola socratica. I filosofi eleatici cercavano di perseguire la ricerca di un essere unico, eterno ed immutabile. Parmenide sosteneva che i sensi fossero ingannevoli e non fossero in grado di indagare l’essere. Solo il vero essere avrebbe costituito il mezzo per giungere alla verità assoluta.

Quella a Paestum è stata sicuramente un’interessante variante delle comuni lezioni scolastiche tenute nella nostra aula. È certo che l’esperienza diretta lascia un’impronta più marcata in noi ragazzi, e, dunque, per certi versi, la lezione sul campo, è stata anche più educativa e formativa.

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