“I suoni della Memoria”

La cultura contro l’oblio –

Di elevato spessore culturale l’incontro svoltosi nella splendida cornice della Bibliotec@ Telesi@ in occasione della Giornata della Memoria, come sottolineato dal Sindaco di Telese Terme, Pasquale Carofano e dall’Assessore Filomena Di Mezza, dopo il saluto del Vice Preside del Telesi@, prof. Michelangelo Guarnieri,  L’evento è nato dalla sinergia tra l’Istituto Telesi@, l’Università Giustino Fortunato, l’Istituto Comprensivo “De Blasio” di Guardia Sanframondi e l’Accademia “Musica e arte” di Telese Terme. L’Università Giustino Fortunato è stata rappresentata dalla prof.ssa Elvira Martini, che ha sottolineato l’importanza della continuità dei processi formativi ma soprattutto il comune intento di realizzare attività di ricerca e sperimentazione di modelli culturali in grado di intervenire con forza nelle dinamiche del mutamento sociale. L’Istituto  Comprensivo “De Blasio” di Guardia Sanframondi, nelle vesti della docente Patrizia Lombardi, è intervenuto con i piccoli flauti della Scuola Primaria, alunni che  realizzano un percorso sperimentale di avviamento al suono dello strumento. L’Accademia Musica e Arte, presente sul territorio di Telese Terme da oltre vent’anni, ha proposto un ensemble composto da musicisti che hanno frequentato, frequentano o frequenteranno l’Istituto Telesi@, inaugurando un percorso di scambio culturale e di ricerca metodologica condivisa. Il Telesi@ ha presentato un percorso di approfondimento sulla questione della validità della poesia dopo la Shoah, evidenziando  il rapporto tra le visioni contrapposte del Filosofo e musicista tedesco, di origini ebraiche, Theodor Adorno, il quale aveva previsto i rischi di una deriva estetizzante della Shoah quando, nel 1949,  decretava che «scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie», e il Poeta Paul Celan, ebreo apolide di origini rumene,  l’intellettuale che visse nel modo più lacerante la sentenza adorniana, poiché del ricordo della Shoah aveva fatto uno dei punti centrali della sua opera, intesa anche come possibilità di salvezza dall’indescrivibile orrore. Adorno dubitava della capacità del pensiero critico di misurarsi con lo sterminio e segnalava una cesura epocale, non sul piano storico o diacronico, ma sul piano della soggettività. L’affermazione di Adorno, invece, toccava uno dei punti chiave del dibattito sul rapporto fra intellettuali e società, nel quale i primi percepivano il senso profondo di una sconfitta di fronte al nazismo e alla cultura di massa. Nel saggio Meditazioni sulla metafisica , Adorno precisava «Forse dire che dopo Auschwitz non si può più scrivere una poesia è falso: il dolore incessante ha tanto il diritto ad esprimersi quanto il martirizzato ad urlare. Invece non è falsa la questione, meno culturale, se dopo Auschwitz si possa ancora vivere, specialmente lo possa chi vi è sfuggito per caso, e di norma avrebbe dovuto essere liquidato…». “La poesia”, invece,  scrive Celan “in virtù della sua essenza, e non della sua tematica, è una scuola di umanità vera: insegna a comprendere l’altro in quanto tale e cioè la sua diversità; invita alla fratellanza e contemporaneamente al profondo rispetto dell’altro, anche là dove questi si manifesta come deforme e con il naso adunco” . Il compito del poeta, conclude  Heidegger, avviando  nuove prospettive, è  donare, fondare, iniziare, aprendo ad un mondo di significati e rapporti nuovi, talvolta prodigiosi, che emergono da un fondo che non si può mettere del tutto in luce. Il linguaggio, suprema possibilità dell’uomo, è la sede privilegiata dell’accadere della verità e dell’essere. Solo dove c’è linguaggio c’è mondo e la poesia, in quanto linguaggio originario ed essenziale, è il fondamento che regge la storia.